Acqua e salute. Governance e qualità dei sistemi idrici complessi

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L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, con il sostegno incondizionato di Viega, ha pubblicato un report dal titolo “Acqua e salute – Governance e qualità dei sistemi idrici complessi”.

Il report analizza i diversi aspetti legati alla qualità dell’acqua destinata al consumo umano rispetto alla contaminazione causata da batteri idrodiffusi, in considerazione dei principali aspetti connessi:

  • aspetto tecnico, progettuale ed esecutivo,
  • aspetto medico epidemiologico,
  • aspetto sociale, in riferimento alla tutela dei lavoratori sui luoghi di lavoro,
  • aspetto legale, analizzando le diverse responsabilità in caso di problemi di contaminazione degli impianti di distribuzione a valle del contatore.

L’intera opera si focalizza sull’importanza della qualità dell’acqua, captata da fonti diverse e per questo con diverse caratteristiche sull’intero territorio italiano e i fenomeni di contaminazioni microbiologiche sempre maggiormente diffusi che gli specialisti del settore imputano all’impianto a valle del contatore (l’entità dei controlli sulle reti d’acquedotto italiane indica una conformità dell’acqua a monte del contatore in media del 99,6%).

Il report scientifico, curato dal prof. Umberto Moscato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, si articola in sedici capitoli redatti da uno o più esperti del settore – igienisti, esperti del settore progettuale e giuridico – e analizza in dettaglio alcune tematiche chiave, approcciandole in modo multidisciplinare:

  • L’acqua come veicolo di batteri idrodiffusi e conseguente esposizione alla contaminazione a popolazione e lavoratori;
  • La governance dei sistemi idrici, in riferimento a modelli di gestione e applicativi, bonifica delle reti;
  • La governance dei sistemi idrici in riferimento all’efficacia delle bonifiche, campionamenti, sanzioni e condanne.

L’obiettivo principale degli operatori del settore, vista l’impossibilità di azzerare il rischio di contaminazione degli impianti, data la caratteristica di ubiquitarietà di alcuni patogeni, consiste nella riduzione dello stesso. Una volta classificato il rischio, è necessario implementare in maniera continua e progressiva un piano di gestione e autocontrollo dell’impianto che coinvolga diverse figure professionali (igienista, progettista, installatore, conduttore e manutentore) che ne sono responsabili anche legalmente.

La concorrenza di responsabilità in caso di contaminazioni che hanno provocato lesioni e danni permanenti, fino al decesso, di persone ospiti di strutture alberghiere, termali o ricoverate presso strutture sanitarie, è confermata dall’evidenza di sentenze di cassazione pronunciatesi in merito, coinvolgendo non solo il datore di lavoro, ma anche il manutentore e il progettista dell’impianto. Mentre nell’ambito privato, le medesime responsabilità sono in capo ad amministratori, proprietari e semplici locatari. La cooperazione di tutti gli attori coinvolti per il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del rischio rimane pertanto l’unica via percorribile.

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