Il segreto per arrivare a 110? Fare rete

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Allora, proviamo a partire dalla questione più semplice: per la realizzazione di un intervento trainante (cappotto termico o sostituzione dell’impianto di riscaldamento) serve una professionalità o meglio due… o forse anche tre, il progettista, l’impiantista (nel caso del riscaldamento) o il “cappottista” e l’asseveratore. E già qui non siamo nel “facile”, si direbbe, perché si tratta di realizzare un progetto e un intervento che assicurino il miglioramento nell’ordine di due classi di efficienza energetica, con una valutazione iniziale e una finale che devono essere estremamente accurate per non incorrere in rischi di falsa dichiarazione con le sanzioni conseguenti. E non è finita, perché se parlassimo di dover includere altri interventi (i cosiddetti trainati) nel progetto, il numero di professionisti e aziende da includere nella squadra sale: serramentisti, idraulici per l’applicazione di riscaldamenti a pavimento, specialisti della posa di pannelli fotovoltaici o di solare termico, elettricisti che introducano una batteria di conservazione dell’energia … non ci dilunghiamo, ma è abbastanza chiaro che stiamo parlando di una situazione di coordinamento impegnativa.

E in più c’è tutta la questione burocratica, a cominciare dal visto di conformità (dell’asseverazione abbiamo già parlato) e del deposito delle pratiche all’Agenzia delle Entrate e all’ENEA, con il coinvolgimento di commercialisti e soggetti formalmente abilitati.

Finale di partita lo sconto in fattura e la cessione del credito… a questo punto è abbastanza chiaro a tutti – o almeno ce lo auguriamo – che andare d’accordo è una necessità e il capofila deve essere molto capace nel coordinare un lavoro di questo genere.

Non è un gioco per “piccoli”

È questa la ragione per cui le multiutility – o meglio le loro centrali commerciali – hanno lanciato una campagna commerciale che le vede in primissima fila a proporre i meccanismi finanziari legati al bonus? E dietro di loro grandi aziende che producono caldaie o sistemi schierate a favore dello sconto in fattura? La storia si ripete, forse, ed essere piccoli oggi è un problema e non un’opportunità, perché – come nel caso della digitalizzazione (su cui torneremo) – queste partite così complesse come quella dell’incentivazione richiedono che le professionalità e le competenze, soprattutto quelle più “atomiche”, si uniscano in molecole per affrontare la sfida con general contractor e grandi operatori e non diventare semplici satelliti pulviscolari di grandi galassie finanziariamente colossali e capaci di assorbire il rischio, l’esposizione finanziaria e la gestione creditizia e bancaria della questione.

Un tema di grandissimo rilievo in un momento in cui la pandemia ha messo in luce la delicatissima posizione di ragioni sociali unipersonali o di piccole dimensioni o di professionalità con partita IVA che sono state chiamate a raccolta da questa leva del SuperBonus, ma sono state anche messe in difficoltà dagli oneri complessivi che questo meccanismo comporta.

Esistono delle considerazioni organizzative che però dovrebbero o potrebbero riequilibrare i piatti della bilancia e sono appunto idee di costituzione di reti che si attivano fra operatori dei territori e che permettono di dar vita non a formali Raggruppamenti Temporanei d’Impresa, ma a semplici network leggeri che saldano fra loro competenze complementari e le portano all’attenzione del mercato un pacchetto d’offerta più coeso e funzionale al raggiungimento dell’obiettivo.

Non dimentichiamo mai che stiamo parlando di un’attività complessa: l’efficienza energetica ha assunto negli anni una dimensione sempre più sofisticata e complessa, anche perché al raggiungimento di obiettivi alti come quelli posti dal SuperBonus collaborano tecnologie diverse e concorrono esperienze burocratiche non sempre facili da armonizzare fra loro, ma che beneficiano di questa iniezione di opportunità solo e soltanto a condizione di allearsi in maniera flessibile e intelligente.

Necessaria un’azione di squadra

È questa nella sostanza l’opinione di Gualtiero Fiorina, responsabile area impianti di CNA Varese, che sottolinea anche aspetti non del tutto chiari della questione. «La falsa illusione che il SuperBonus permetta di ristrutturare case e condominii senza spendere soldi è stata, purtroppo, venduta diffusamente, ma immediatamente si è creato un altro problema: oggi c’è più domanda che offerta, soprattutto perché molti fra gli operatori si sono resi conto della complessità operativa e burocratica della messa a terra del dispositivo di legge. Ben venga quindi il prolungamento al 2023 promesso recentemente fra le disposizioni che il Recovery Fund e il Recovery Plan o altro ancora permetteranno, ma è sicuramente più importante dare una forma a queste reti professionali e microimprenditoriali per far fronte all’impegno ed evitare che siano dei general contractor con capacità finanziare adeguate ad essere i soli player in campo». Una preoccupazione che ha radici nella cultura associativa di Fiorina, ma non solo. «La nostra diffidenza non è solo nei confronti delle multiutility, che hanno sicuramente una tendenza a massificare l’offerta, ma che grazie alla loro organizzazione riescono a proporre un’offerta chiavi in mano che semplifica sia la fase burocratica sia quella finanziaria relativa alla cessione del credito. Ci troviamo a disagio anche di fronte ad una nuova generazione di general contractor spesso priva delle competenze necessarie per gestire il processo edile ed affrontare un tema che richiede competenze e sensibilità che vanno dall’edilizia all’impiantistica per non parlare della solidità finanziaria». Un timore abbastanza corretto, soprattutto se inteso come specifica Fiorina nel senso di voler tutelare il tessuto imprenditoriale e professionale. «Il nostro è un territorio ricco, impiantisti, progettisti, energy manager, imprese edili hanno caratteristiche vincenti sul fronte delle competenze specifiche e il SuperBonus, così come tutte le altre forme di incentivazione, è una risorsa davvero importante in una logica win – win, in cui il mercato riparte e il patrimonio immobiliare viene riqualificato. Questo non deve però mettere in un angolo la piccola impresa, il mondo delle professionalità individuali o di piccola taglia, perché altrimenti si crea un collo di bottiglia dal quale passeranno soltanto coloro che rinunceranno all’indipendenza imprenditoriale e si metteranno a servizio di strutture grandi o comunque non specialistiche e più orientate a cavalcare l’onda grazie alla liquidità di cui sono in possesso e a una capacità commerciale non sempre supportata dalla necessaria competenza. La sfida è aperta, soprattutto sul fronte organizzativo, se non altro perché il sistema di aggregazione e organizzazione delle competenze che il SuperBonus evidenzia come necessario può costituire un modello di rete in grado di generare opportunità di mercato su fronti più ampi, anche in relazione alla multidisciplinarità che sta diventando il marchio di fabbrica di qualsiasi intervento di riqualificazione: dalle sorgenti energetiche ai sistemi di accumulo, dall’ottimizzazione dei rendimenti al recupero di energia termica, dalla gestione ambientale a quella burocratica il mercato richiede ormai quasi costantemente competenze ben combinate fra di loro e sinergiche dal progetto al risultato».

Un bel tiro per fare rete

GUALTIERO FIORINA, CNA Varese

La metafora calcistica non viene per caso: stiamo parlando di un’azione, quella di CNA del Lario e Brianza e CNA Varese Ticino Olona, che mira proprio a sbloccare il sistema e fare squadra, vincere insieme la partita del rilancio del mercato che il SuperBonus ha in animo di provocare sin dalla sua prima formulazione. CNA Bonus nasce infatti per creare la massima interoperatività fra le aziende e le figure professionali direttamente coinvolte nel processo di attività che permette la realizzazione degli interventi a vario titolo incentivati (non solo il SuperBonus, ma anche i veri Ecobonus, il Bonus Facciate e il Bonus Ristrutturazioni) con il supporto organizzativo sul lato burocratico e finanziario di CNA.

L’Associazione ha infatti messo a disposizione un sistema di servizi che comprende l’attivazione di canali di dialogo con banche e finanziarie per la cessione del credito (che – non dimentichiamolo – oggi sta viaggiando con sconti del 20% sul valore totale dell’intervento, con le delicate conseguenze di definizione del prezzo e contrazione dei margini che questa scontistica applicata dagli acquirenti comporta) fino a un accesso a una modulistica contrattuale predisposta secondo schemi conformi appunto per la cessione del credito, fino alla disponibilità al rilascio di garanzie creditizie attraverso Sviluppo Artigiano, il fondo predisposto appunto per garantire solvibilità a imprese che vogliano affrontare con energia e proattività questo momento ma non siano in possesso di una situazione patrimoniale tale da permettere loro di fare fronte individualmente alle garanzie richieste dal sistema bancario. «È un nostro modulo di valorizzazione di competenze e professionalità che parte dal presupposto che solo le aziende in regola – come tutti i nostri associati debbono essere – siano nelle condizioni di fornire un buon servizio a chi vuole sfruttare gli incentivi». afferma Fiorina «E se qualcuno lo può leggere come un atto dovuto ai nostri associati, è altrettanto vero che questo ruolo di facilitatore che ci assumiamo è anche un segnale che diamo anche ai clienti sperando di orientarli a scegliere chi sa meglio progettare e intervenire e non a chi agita semplicemente la bandiera della riqualificazione “gratuita”».

Marco Oldrati

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