Sanificazione di ambienti indoor, al lavoro per una nuova prassi di riferimento

0

sanificazione ambienti indoorSono in partenza i lavori per una nuova prassi di riferimento relativa ai sistemi per la sanificazione degli ambienti indoor. La notizia è apparsa pochi giorni fa sul sito dell’UNI e a breve verranno rilasciati dettagli più precisi sulla riunione del Tavolo di lavoro.

Sviluppato con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Accredia, il nuovo documento è finalizzato a fornire indicazioni per la certificazione volontaria dei sistemi di sanificazione, comprendenti generatori in situ di sostanze chimiche, ionizzatori/purificatori e altri sistemi.

Questi, pur essendo all’attenzione dell’ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche), non sono ad oggi autorizzati come biocidi e non possono essere qualificati come dispositivi medici. Possono però essere immessi in commercio come sanificanti sotto la responsabilità dei fabbricante, conformemente alle disposizioni generali sulla sicurezza dei prodotti.

Specifiche dei dispositivi di sanificazione

Per i dispositivi di sanificazione – che possono agire sul piano chimico, fisico o chimico-fisico – si intende esplicitare le seguenti specifiche:

  • classificazione del dispositivo;
  • tecnologia del dispositivo;
  • campo di applicazione;
  • distinzione tra utilizzo domestico/professionale;
  • efficacia (vantaggi);
  • formazione di sottoprodotti (limiti);
  • sicurezza chimica (pericoli/esposizione e caratterizzazione del rischio e gestione del rischio);
  • indicazioni di massima in merito alla sicurezza negli ambienti di lavoro (D.Lgs. 81/2008).

La prassi di riferimento indicherà quindi i requisiti fondamentali sulle caratteristiche funzionali richieste, nonché i requisiti generali, escludendo quelli sulla progettazione.

Definirà inoltre le attività di valutazione di conformità di terza parte per la certificazione di prodotto (UNI CEI EN ISO/IEC 17065), la validazione del claim (UNI CEI EN ISO/IEC 17029) e le asserzioni “pubblicitarie”, anche in ragione di quanto prevede il Codice del Consumo, con eventuale riferimento all’utilizzo del Marchio UNI.