Come si “cura” un edificio malato?

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Cosa si intende con “sindrome dell’edificio malato”?  Cosa determina una scarsa salubrità all’interno di abitazioni e posti di lavoro? Come si può evitare che ciò accada?

La “Sindrome dell’edificio malato” è un’espressione diventata d’uso comune nei primi anni ’80, in seguito al riconoscimento da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del problema come vera e propria patologia. Il nome non è del tutto corretto: a essere malato non è infatti l’edificio, ma chi lo abita.

La tendenza a passare la maggior parte della giornata in ambienti chiusi (indoor) è una caratteristica tipica delle società occidentali, dovuta sia all’evoluzione del lavoro che alla profonda modifica degli stili di vita. E quello dell’edificio malato è un disturbo che insorge, senza apparenti motivi, in seguito alla frequentazione di ambienti confinati per lungo tempo. I sintomi tipici della sindrome da edificio malato sono molteplici:

  • mal di testa e vertigine;
  • nausea;
  • dolore generalizzato;
  • fatica e stanchezza estrema;
  • mancanza di concentrazione;
  • dispnea o senso di pressione al torace;
  • irritazione oculare e alla gola;
  • irritazione alle vie nasali e naso che cola;
  • irritazione e prurito alla cute.

È impossibile prevedere tale sindrome, in quanto l’effetto degli agenti inquinanti è legato, oltre che alla sensibilità personale, anche al tempo di esposizione, alla composizione chimica, alla loro combinazione in miscele. A oggi, i vari studi relativi alle cause non hanno portato ancora ad alcuna conclusione certa, ma solo a svariate ipotesi. Si possono ipotizzare i fattori di rischio che potrebbero avere un’influenza determinante:

  • scarsa o inesistente ventilazione del locale;
  • bassi livelli di umidità del locale;
  • alta temperatura o diverse temperature all’interno delle stanze dell’edificio;
  • particelle di polvere, fibre disperse nell’aria del locale;
  • inquinanti chimici dispersi nell’aria, prodotti dalle stampanti o dalle fotocopiatrici;
  • fattori fisici, come per esempio le cariche elettrostatiche prodotte dai computer;
  • scarsa pulizia degli ambienti;
  • cattiva illuminazione;
  • stress e condizioni di lavoro estreme.

In ambito lavorativo le analisi in laboratorio dei ricercatori danesi hanno dimostrato che l’aria malsana influisce negativamente sul rendimento dei lavoratori. I risultati dello studio indicano che, in presenza di un ambiente dove si respira aria sana, la produttività aumenta in una forbice compresa tra il 5% e il 10%. Inoltre, la qualità dell’aria indoor rovina anche l’umore dei dipendenti, fattore che ne riduce le performance lavorative.

Però non sono solo gli edifici lavorativi a essere responsabili di questi problemi: se dopo 8 ore di lavoro in un “sick building” andiamo a casa in un altro “sick building”, la nostra giornata sarà caratterizzata da almeno 18-20 ore passate all’interno di edifici che non garantiscono il corretto comfort.

Le cause

Le sostanze in grado di alterare la qualità dell’aria indoor possono essere classificate come:

  • agenti chimici;
  • agenti biologici;
  • agenti fisici.

Provengono in parte dall’esterno (inquinamento atmosferico outdoor, pollini), ma la maggior parte è prodotta da fonti interne. Nell’aria indoor possono essere infatti presenti agenti chimici sotto forma di gas inorganici che provengono tipicamente dall’aria esterna, ma molti di questi sono emessi da fonti indoor. Il rischio chimico è legato soprattutto alla presenza nell’aria ambiente dei seguenti inquinanti chimici:

  • fumo di tabacco ambientale;
  • ossido e biossido di azoto (NOx, NO2);
  • ossidi di zolfo (SOx);
  • monossido di carbonio e anidride carbonica (CO, CO2);
  • ozono;
  • particolato aerodisperso;
  • benzene;
  • composti organici volatili (VOCs);
  • formaldeide;
  • amianto e fibre minerali sintetiche;
  • vapore acqueo.

Il rischio biologico è legato alla presenza nell’aria degli ambienti confinati di microorganismi, allergeni indoor, muffe. La presenza di muffe è una delle principali cause di reazioni allergiche quali asma, congiuntivite, rinite e dermatiti.

Un colpevole insospettabile… il vapore
Il vapore generato da alcuni tipi di attività quotidiane indoor.

Il corpo umano può emettere composti chimici, i cosiddetti bioeffluenti, che non raggiungono quasi mai delle concentrazioni nocive per la salute. Generalmente, all’aumentare del numero delle persone presenti in un ambiente confinato o in assenza di adeguata ventilazione, avviene un progressivo deterioramento della qualità dell’aria. L’anidride carbonica (CO2), principale gas metabolico prodotto dall’uomo con la respirazione, è utilizzata come indicatore della qualità dell’aria in ambiente indoor. Il vapore acqueo viene prodotto mediante la traspirazione della pelle in quantitativo pari a 50 g/h se a riposo, 100 g/h in caso di leggera attività. Sembra paradossale, ma è proprio il vapore acqueo che origina la maggior parte delle problematiche sia direttamente (umidità e aria cattiva) che indirettamente (muffe e funghi). Oltre alla traspirazione, esistono altri metodi di produzione del vapore legati sempre all’uomo (vedi tabella 1):

  • cucina,
  • cura del corpo,
  • lavaggio e asciugatura panni,
  • sistemi di umidificazione ambiente, animali domestici.

L’elevata umidità può portare alla formazione di condensa sulle strutture edili, essenzialmente dovuta al raffreddamento dell’aria ambiente (normalmente 20 °C con il 40% di umidità relativa nella stagione invernale) che, a contatto con le pareti esterne più fredde, raggiunge il punto di rugiada e forma condensa.

In un appartamento con notevoli problemi di umidità (foto 1, 2, 3) è stato effettuato un rilievo di temperatura e umidità. Il rilievo mostra un’umidità relativa quasi sempre superiore al 50% (linea verde) con picchi al 79% (foto 4). Si consideri che la temperatura di rugiada (indicativamente la temperatura alla quale avviene la condensazione dell’umidità) è pari a 12,2 °C per condizioni standard (20°C e 40% u.rel). Passando a 21 °C e 79% u.rel. la temperatura di rugiada passa a 17,2 °C. L’umidità condensa sulle superfici a temperatura < 17,2 °C… quasi ovunque. Su una parete umida, muffe e funghi trovano terreno fertile per la loro riproduzione.

edificio malato
Foto 1,2,3
I mobili e materiali da costruzione

Anche i materiali utilizzati per la costruzione dell’edificio e l’arredamento possono rappresentare un’importante fonte di inquinamento indoor. Il problema delle emissioni perdura durante tutto il ciclo di vita utile dell’edificio, finché il materiale non viene completamente rimosso. Formaldeide e amianto sono i principali responsabili.

A preoccupare è il fatto che, mentre la scienza scopriva gli effetti dannosi sulla salute dell’uomo, formaldeide e amianto vivevano il loro massimo “periodo di diffusione” proprio grazie all’assenza di disposizioni normative contrarie e grazie alle loro importanti caratteristiche che li hanno resi ottimi materiali da utilizzare. Da uno studio divulgato dall’OMS è risultato che circa il 40% dei materiali che sono stati usati nell’edilizia negli ultimi cinquanta anni hanno riflessi negativi sulla salute. L’utilizzo di prodotti naturali, fra i quali il laterizio, concorre a ridurre almeno in parte questa alta percentuale. Altre potenziali fonti indoor di inquinamento sono:

  • fumo di sigaretta;
  • prodotti per la pulizia della casa;
  • prodotti per il trattamento degli animali;
  • insetticidi;
  • deodoranti per ambiente;
  • incensi.

Inoltre, possono determinare importanti emissioni di sostanze inquinanti l’utilizzo di strumenti di lavoro quali stampanti, plotter e fotocopiatrici.

Le soluzioni

Gli edifici, dunque, diventano dei contenitori al cui interno la qualità dell’aria è contaminata da innumerevoli fattori. Non c’è un’unica medicina che vada bene per tutto, ma tanti piccoli accorgimenti che possono rendere la qualità dell’aria ambiente migliore e rendere la vita delle persone più piacevole. La diluizione all’interno degli ambienti degli inquinanti finora elencati dipende essenzialmente dall’efficienza del ricambio d’aria tra interno ed esterno. Non è pensabile la completa eliminazione, in quanto gli inquinanti vengono prodotti dalla normale vita nell’edificio. La ventilazione deve essere adeguata al volume in metri cubi dei locali e al numero di persone che vi soggiornano.

Altri due fattori importanti da tenere monitorati sono temperatura e umidità: tutti i composti volatili si diffondono con più facilità all’aumentare della temperatura. Gli inquinanti solubili in acqua (formaldeide) si propagano più velocemente con un elevato tasso di umidità. Ambienti molto secchi sono un ottimo terreno di coltura per altri agenti biologici e creano secchezza della gola e della pelle. La temperatura invernale deve essere compresa tra i 18 e i 22°, mantenendo un’umidità relativa inferiore al 50%.

È importante, inoltre, prevedere una corretta manutenzione e pulizia degli impianti che, se non correttamente controllati, possono diventare a loro volta sorgente di agenti patogeni (legionella – polvere…). La pulizia dei filtri e delle vaschette di raccolta condensa è fondamentale. Va posta, infine, grande attenzione anche nella scelta di arredamenti, prodotti per la pulizia e per l’igiene, pitture e finiture superficiali. Sono tanti gli aspetti che si devono valutare per rendere l’ambiente dove viviamo più salubre e meno opprimente.

Guarda il video dell’evento “Edificio Salubre”

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