Decreto Crescita. Sì alle detrazioni fiscali, no alla cessione del credito

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L’OPINIONE
Pubblichiamo la lettera inviata alla redazione di GT da un nostro abbonato. Ci sembra importante riportare il punto di vista di un piccolo installatore artigiano su un argomento tanto dibattuto come l’art. 10 del decreto-legge n. 34, ora legge 58 del 2019.
Andrea Zucconi, titolare Zucconi Impianti

«Mi chiamo Zucconi Andrea e sono il titolare della Zucconi Impianti, piccola realtà artigianale della provincia di Milano.
Il mercato in cui operiamo è quello dell’installazione e manutenzione di impianti di climatizzazione invernale ed estiva compresa la parte idraulica, ma soprattutto le fonti di energia rinnovabile.
Queste ultime a mio avviso sono state il “paracadute” di un settore che nei decenni precedenti è sprofondato nel sommerso e nella promiscuità: operatori non in regola, imprese fasulle, installazioni approssimative e sempre solo mirate al risparmio economico e non a quello energetico.

L’efficienza energetica e il recupero del patrimonio edilizio sono diventati il volano economico che ha risollevato tutto il settore creando più opportunità di lavoro, più professionalità degli operatori ma, soprattutto, ha alzato l’asticella della qualità degli interventi.
Gli incentivi alla fine sono stati la spinta economica che ha portato tanti cittadini alla riqualificazione dei propri edifici, soprattutto con efficientamenti energetici.
Come riportato anche nel Rapporto annuale sull’efficienza energetica dell’ENEA, in 12 anni, soltanto con l’Ecobonus, gli investimenti per interventi di riqualificazione energetica sono stati pari a 39 miliardi di euro e hanno consentito un risparmio cumulato di 100 milioni di MWh. E aggiungo che l’indotto fiscale portato da questi interventi ha decisamente rimpolpato le casse dello Stato. Detrazioni fiscali del 50% e 65% con il Bonus Casa e l’Ecobonus, il Bonus Mobili, il Conto Termico e altri incentivi di enti locali sono stati, di fatto, per le piccole e medie imprese del comparto edilizio una vera boccata d’ossigeno.

Dal 30 giugno 2019 è legge l’ormai famoso Decreto Crescita che, con lo scopo di spingere ulteriormente il nostro settore, ha introdotto un nuovo modo di sfruttare l’Ecobonus.  In sintesi, dà la possibilità, a chi investe in efficienza energetica, di “cedere” lo sconto fiscale del 50% all’impresa a cui appalta i lavori e quest’ultima recupererà quell’importo in compensazioni fiscali in 5 anni. Detto così sembra una vera bomba economica che consentirà ai cittadini di beneficiare di uno sconto immediato del 50% sui lavori di efficientamento energetico.

Ma c’è un rovescio della medaglia che sta preoccupando seriamente gli installatori: in pratica la cessione del credito scompenserà in maniera prepotente la liquidità immediata delle imprese (a mio avviso sprovvedute) che si concederanno a questi clienti per paura di perdere lavori. Tante proveranno a loro volta a cedere il credito ai produttori/fornitori (è consentito), che di fatto stanno già facendo finta di non sentire.

Ma alla fine chi ne trarrà un vantaggio?
  • I cittadini, in primis, ma “solo” quelli che troveranno imprese disposte a prendersi il credito d’imposta.
  • I costruttori di prodotti ad alta efficienza, che ovviamente beneficeranno dell’aumento della richiesta dei loro prodotti.
  • I colossi, più di tutti (soprattutto i gestori energetici e conclamati monopolizzatori del nostro settore) che hanno le spalle economicamente moooolto larghe e che non hanno problemi ad assorbire questi crediti fiscali. Inoltre, con le installazioni consolidano (o meglio legano) altri clienti con contratti di fornitura energetica.
Chi ne pagherà (pesantemente) le conseguenze?

Gli artigiani installatori e le imprese che, non avendo la base economica sufficientemente grande per assorbire la mancanza di liquidità dovuta alla cessione del credito e già messe in difficoltà dai precedenti crediti maturati con le ritenute dell’8%, di fatto, finiranno per chiudere o per “concedersi” alla mera prestazione di manodopera per questi colossi che imporranno, ovviamente, i loro prezzi.

Infine, ci sono i manutentori (centri di assistenza tecnica) che si stanno già muovendo per aprire pacchetti di collaborazione con questi colossi energetici che, per ora, promettono “accordi” sulla carta interessanti, ma di fatto vincolanti a loro per la monopolizzazione che ne deriverà.

Le associazioni di categoria come A.I.M.I. (Associazione Italiana Manutentori Installatori) – di cui faccio parte – costituite da imprese installatrici, si stanno ovviamente muovendo con i canali preposti per sensibilizzare il Ministero su questo problema. Con affetto, Zucconi Andrea»

 

 

 

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